7) Freud. La teoria delle pulsioni.
Nella Metapsicologia (1915) S. Freud cerca di dare una
sistemazione teorica della psicoanalisi come scienza generale
della struttura e del funzionamento della psiche, attraverso la
definizione dei suoi concetti fondamentali: in primo luogo
quello di pulsione qui individuato come concetto limite tra lo
psichico e il somatico il quale costituisce il fondamento della
vita psichica; qui vengono definite le principali caratteristiche
della pulsione.
S. Freud, Metapsicologia, Pulsioni e loro destini ( pagina246).
Pi volte  stata avanzata l'esigenza che una scienza sia
costruita in base a concetti chiari ed esattamente definiti. In
realt nessuna scienza, neppure la pi esatta, prende le mosse da
definizioni siffatte. Il corretto inizio dell'attivit scientifica
consiste piuttosto nella descrizione di fenomeni, che poi vengono
progressivamente raggruppati, ordinati e messi in connessione tra
loro. Gi nel corso della descrizione non si pu per fare a meno
di applicare, in relazione al materiale dato, determinate idee
astratte: le quali provengono da qualche parte, e non certo
esclusivamente dalla nuova esperienza. Ancor pi indispensabili
sono tali idee - destinate a diventare in seguito i concetti
fondamentali della scienza - nell'ulteriore elaborazione della
materia. Esse hanno necessariamente all'inizio un certo grado di
indeterminatezza: n si pu parlare di una chiara delimitazione
del loro contenuto. Finch le cose stanno cos, ci si intende sul
loro significato riferendosi continuamente al materiale
dell'esperienza da cui sembrano ricavate, ma che in realt  ad
esse subordinato. A stretto rigore queste idee hanno dunque il
carattere di convenzioni, bench tutto lasci supporre che non
siano state scelte ad arbitrio, ma siano state determinate in base
a relazioni significative col materiale empirico, relazioni che
supponiamo di arguire prima ancora di aver avuto la possibilit di
riconoscerle e indicarle. Soltanto in seguito a un'esplorazione
piuttosto approfondita di un determinato ambito di fenomeni,
diventa effettivamente possibile coglierne con una certa esattezza
i concetti scientifici fondamentali e modificarli progressivamente
in modo tale che essi diventino da una parte ampiamente
utilizzabili, e dall'altra del tutto esenti da contraddizioni.
Solo allora sar giunto forse il momento di costringere quei
concetti in definizioni. Tuttavia, il progresso della conoscenza
non consente definizioni rigide. Come l'esempio della fisica
illustra splendidamente, anche i "concetti fondamentali"
consegnati in definizioni rigorose, subiscono un costante
mutamento di contenuto.
Un concetto convenzionale di questa specie - ancora piuttosto
oscuro per il momento, e di cui tuttavia non possiamo fare a meno
in psicologia -  il concetto di "pulsione". Proviamoci a dargli
un contenuto, partendo da diversi punti di vista.
Anzitutto da quello della fisiologia. La fisiologia ci ha fornito
il concetto di stimolo e lo schema dell'arco riflesso, per cui uno
stimolo che proviene dall'esterno e si appunta sul tessuto vivente
(sostanza nervosa) viene scaricato nuovamente all'esterno
attraverso l'azione. Tale azione in tanto risulta efficace in
quanto sottrae la sostanza stimolata all'influsso dello stimolo,
escludendola dal raggio di azione di quest'ultimo.
Ma qual  dunque il rapporto tra "pulsione" e "stimolo"? Nulla ci
impedisce di sussumere il concetto di pulsione in quello di
stimolo: nel senso che la pulsione sarebbe uno stimolo per la
sfera psichica. Tuttavia, qualcosa ci mette subito in guardia
dall'equiparare pulsione e stimolo psichico:  chiaro che esistono
per la sfera psichica anche altri stimoli oltre a quelli
pulsionali, e che tali stimoli si comportano in un modo di gran
lunga pi simile agli stimoli fisiologici. Cos, ad esempio,
quando una luce intensa colpisce l'occhio, essa non  uno stimolo
pulsionale, mentre  tale la sensazione provocata
dall'inaridimento della membrana faringea o dalla corrosione della
mucosa gastrica.
Siamo giunti dunque a disporre del materiale atto a differenziare
lo stimolo pulsionale dagli altri stimoli (fisiologici) che
agiscono sulla psiche. In primo luogo lo stimolo pulsionale non
proviene dal mondo esterno ma dall'interno dello stesso organismo.
E' per questo che incide anche in modo differente sulla psiche, ed
esige, per essere eliminato, azioni di natura diversa. Inoltre,
tutti gli elementi essenziali dello stimolo [fisiologico] sono
dati se supponiamo che esso agisca come un singolo urto: in tal
caso pu essere liquidato mediante un'unica azione appropriata,
quale si ha in modo tipico con la fuga motoria dalla fonte dello
stimolo stesso. Naturalmente questi urti possono anche ripetersi e
sommarsi, ma ci non porta alcun mutamento nella concezione del
processo e nelle condizioni che presiedono all'eliminazione dello
stimolo. La pulsione, al contrario, non agisce mai come una forza
d'urto momentanea, bens sempre come una forza costante. E, in
quanto non preme dall'esterno, ma dall'interno del corpo, non c'
fuga che possa servire contro di essa. Indichiamo pi propriamente
lo stimolo pulsionale col termine "bisogno"; ci che elimina tale
bisogno  il "soddisfacimento". Il soddisfacimento pu essere
ottenuto soltanto mediante una opportuna (adeguata) modificazione
della fonte interna dello stimolo.
Collochiamoci dal punto di vista di un essere vivente, quasi
completamente sprovveduto e ancora disorientato, il quale subisca
l'azione di stimoli nella sua sostanza nervosa. Un tale essere
perverr ben presto nelle condizioni di effettuare una prima
distinzione e di ottenere un primo orientamento. Egli avvertir da
un lato stimoli dai quali si potr ritrarre mediante un'azione
muscolare (fuga), e attribuir questi stimoli a un mondo esterno;
ma dall'altro avvertir pure stimoli nei confronti dei quali una
tale azione non serve a nulla, e che, a dispetto di essa, serbano
permanentemente il loro carattere assillante; questi stimoli
costituiscono l'indice di un mondo interiore, la prova
dell'esistenza di bisogni pulsionali. La sostanza percipiente
dell'essere vivente ha in tal modo trovato, nella efficacia della
propria attivit muscolare, un criterio per distinguere un "fuori"
da un "dentro".
Scopriamo dunque l'essenza della pulsione innanzitutto nei suoi
caratteri fondamentali: la provenienza da fonti stimolatrici poste
nell'interno dell'organismo e il suo presentarsi come forza
costante; e ne deriviamo un altro dei suoi tratti distintivi: il
fatto che essa non pu essere vinta mediante azioni di fuga. Nel
fare queste enunciazioni ci imbattiamo per in qualche cosa che
richiede una ulteriore ammissione. In relazione al nostro
materiale empirico non solo ci avvaliamo di determinate
convenzioni sotto forma di concetti fondamentali, ma ci serviamo
altres di alcuni complicati postulati da cui ci lasciamo guidare
nella nostra elaborazione dei fenomeni psicologici. Il pi
importante di tali postulati lo abbiamo introdotto giusto adesso;
ci resta soltanto da rilevarlo in forma esplicita. Esso  di
natura biologica, ha a che fare con il concetto di intenzionalit
(ed eventualmente di opportunit), e pu essere cos formulato: il
sistema nervoso  un apparato a cui  conferita la funzione di
eliminare gli stimoli che gli pervengono, o di ridurli al minimo
livello; oppure  un apparato che vorrebbe, sol che ci fosse
possibile, serbare uno stato del tutto esente da stimoli. Non
scandalizziamoci per il momento per l'imprecisione di questa idea,
e - in termini generali - attribuiamo al sistema nervoso il
compito di padroneggiare gli stimoli. Vediamo allora come
l'introduzione della nozione di pulsione complichi il semplice
schema del riflesso fisiologico. Gli stimoli esterni non pongono
altro compito che quello di sottrarsi ad essi; tale compito 
assolto dai movimenti muscolari, uno dei quali finalmente
raggiunge lo scopo e diventa quindi, per disposizione ereditaria,
il movimento appropriato. Gli stimoli pulsionali che si producono
nell'interno dell'organismo non possono essere liquidati con
questo meccanismo. Essi avanzano al sistema nervoso richieste
assai superiori, lo inducono ad attivit tortuose e tra loro
correlate che modificano il mondo esterno acciocch esso fornisca
soddisfacimento alle fonti interne stimolatrici, e soprattutto lo
costringono a rinunciare al suo ideale proposito di tener lontani
gli stimoli, giacch forniscono inevitabilmente un incessante
apporto di stimolazione. Dovremmo quindi concludere che esse, le
pulsioni, e non gli stimoli esterni, costituiscono le vere forze
motrici del progresso che ha condotto il sistema nervoso - le cui
capacit di prestazione sono illimitate - al suo livello di
sviluppo attuale. Nulla vieta naturalmente di supporre che le
stesse pulsioni siano almeno in parte sedimenti di azioni
derivanti da stimoli esterni, azioni che nel corso della
filogenesi possono aver agito sulla sostanza vivente
modificandola.
Quando poi scopriamo che anche l'attivit dell'apparato psichico
pi sviluppato  sottoposta al principio di piacere, e cio viene
automaticamente regolata in base alle sensazioni della serie
piacere-dispiacere, difficilmente possiamo rifiutare l'ulteriore
postulato secondo il quale queste sensazioni riproducono il modo
in cui si svolge l'assoggettamento degli stimoli. E ci certamente
nel senso che la sensazione di dispiacere ha a che fare con un
incremento, e la sensazione di piacere con una riduzione dello
stimolo. Malgrado la sua considerevole indeterminatezza,
intendiamo attenerci scrupolosamente: a tale ipotesi finch ci
riesca di precisare qual  il tipo di relazione che intercorre tra
piacere e dispiacere, e quali sono le oscillazioni quantitative
degli stimoli che agiscono sulla vita psichica. E' certo che le
possibili relazioni di questo genere sono numerose, svariate e
niente affatto semplici.
Se ora ci volgiamo a considerare la vita psichica dal punto di
vista biologico, la "pulsione" ci appare come un concetto limite
tra lo psichico e il somatico, come il rappresentante psichico
degli stimoli che traggono origine dall'interno del corpo e
pervengono alla psiche, come una misura delle operazioni che
vengono richieste alla sfera psichica in forza della sua
connessione con quella corporea.
Possiamo ora discutere alcuni termini che vengono usati a
proposito del concetto di pulsione, come ad esempio "spinta",
"meta", "oggetto", "fonte" della pulsione.
Per spinta di una pulsione s'intende l'elemento motorio di questa,
la somma di forze o la misura delle operazioni richieste che essa
rappresenta. Il carattere dell'esercitare una spinta  una
propriet generale delle pulsioni,  addirittura la loro essenza.
Ogni pulsione  un frammento di attivit; quando nel linguaggio
corrente si parla di pulsioni passive, ci non pu significare
altro che pulsioni aventi una meta passiva.
La meta di una pulsione  in ogni caso il soddisfacimento che pu
esser raggiunto soltanto sopprimendo lo stato di stimolazione alla
fonte della pulsione. Ma, seppure questa meta finale di ogni
pulsione rimane invariata, pi vie possono condurre alla stessa
meta finale; perci per una pulsione possono darsi molteplici mete
prossime o intermedie le quali si combinano o si scambiano tra
loro. L'esperienza ci autorizza a parlare altres di pulsioni
"inibite nella meta" quando si tratta di processi che si svolgono
per un tratto nella direzione del soddisfacimento pulsionale, ma
che subiscono a un certo punto una inibizione o una deviazione. E'
da supporre che un soddisfacimento parziale si ottenga anche in
relazione a processi di questo tipo.
Oggetto della pulsione  ci in relazione a cui, o mediante cui,
la pulsione pu raggiungere la sua meta. E' l'elemento pi
variabile della pulsione, non  originariamente collegato ad essa,
ma le  assegnato soltanto in forza della sua propriet di rendere
possibile il soddisfacimento. Non  necessariamente un oggetto
estraneo, ma pu essere altres una parte del corpo del soggetto.
Pu venir mutato infinite volte durante le vicissitudini che la
pulsione subisce nel corso della sua esistenza. A questo
spostamento della pulsione spettano funzioni importantissime. Pu
accadere che lo stesso oggetto serva al soddisfacimento di pi
pulsioni, producendo ci che Alfred Adler chiama un "intreccio
pulsionale". Un attaccamento particolarmente forte della pulsione
al suo oggetto viene messo in rilievo come "fissazione" della
pulsione. La fissazione si produce spesso in periodi remotissimi
dello sviluppo pulsionale, e pone fine alla mobilit della
pulsione opponendosi vigorosamente al suo staccarsi dall'oggetto.
Per fonte della pulsione si intende quel processo somatico che si
svolge in un organo o parte del corpo il cui stimolo 
rappresentato nella vita psichica dalla pulsione. Non si sa se
questo processo sia sempre di natura chimica, o se invece possa
anche corrispondere allo sprigionamento di altre forze, ad esempio
meccaniche. Lo studio delle fonti pulsionali non appartiene pi
alla psicologia: bench la sua provenienza dalla fonte somatica la
condizioni certamente in modo decisivo, la pulsione non ci  nota
nella vita psichica che attraverso le sue mete. La conoscenza
precisa delle fonti pulsionali non  sempre indispensabile per gli
scopi dell'indagine psicologica. Talvolta ci  data la possibilit
di risalire dalle mete della pulsione alle sue fonti.
Dobbiamo supporre che le varie pulsioni traenti origine dal corpo
e agenti sulla psiche siano contrassegnate da qualit diverse e si
comportino perci nella vita psichica in modi qualitativamente
diversi? Non sembra che tale supposizione sia legittima; si
ottiene molto di pi con la pi semplice ipotesi che le pulsioni
siano tutte qualitativamente affini, e che il loro effetto sia
dovuto esclusivamente alle quantit di eccitamento di cui sono
latrici, o forse ancora a determinate funzioni di tali quantit.
Ci che differenzia le prestazioni psichiche delle singole
pulsioni pu esser fatto risalire alla variet delle fonti
pulsionali. Comunque, solo in un ulteriore contesto potremo
enunciare con chiarezza cosa significhi il problema della qualit
delle pulsioni.

Di quali e quante pulsioni  lecito stabilire l'esistenza? E'
chiaro che vi  qui un ampio margine di discrezionalit. E non vi
 nulla da obiettare contro chi voglia introdurre il concetto di
una pulsione di giuoco, di una pulsione di distruzione, di una
pulsione di socialit, quando l'argomento lo esiga e la
specificit dell'analisi psicologica induca a farlo. Tuttavia
dovremmo domandarci se questi motivi pulsionali, per un verso gi
cos specializzati, non consentano una ulteriore scomposizione
nella direzione delle fonti pulsionali, e se quindi non competa un
vero significato soltanto alle pulsioni originarie, ossia alle
pulsioni non ulteriormente scomponibili.
Ho proposto di distinguere due gruppi di tali pulsioni originarie,
quello delle pulsioni dell'Io o di autoconservazione e quello
delle pulsioni sessuali. A tale enunciazione non va tuttavia
attribuito il significato di un postulato necessario, qual  ad
esempio l'ipotesi dell'intenzionalit biologica dell'apparato
psichico (vedi sopra pagina 16); si tratta di una pura congettura
che deve essere mantenuta soltanto finch si dimostra utile, e la
cui sostituzione con una congettura diversa non modificher gran
che gli esiti del nostro lavoro descrittivo e classificatorio.
L'occasione per questa enunciazione  scaturita dallo sviluppo
storico della psicoanalisi, la quale ha assunto come primo oggetto
di indagine le psiconevrosi, o meglio quel loro gruppo (isteria e
nevrosi ossessiva) che va indicato col nome di "nevrosi di
traslazione"; ebbene la psicoanalisi  giunta all'idea che alla
radice di ciascuna di queste affezioni sia rintracciabile un
conflitto tra le esigenze della sessualit e quelle dell'Io. Non 
comunque da escludere che uno studio approfondito delle altre
affezioni nevrotiche (soprattutto delle psiconevrosi narcisistiche
o schizofrenie) possa rendere necessaria una modificazione di
questa formula, e con ci un diverso raggruppamento delle pulsioni
originarie. Tuttavia per il momento non conosciamo quest'altra
formula, e non abbiamo ancora trovato alcun argomento a sfavore
della contrapposizione tra pulsioni dell'Io e pulsioni sessuali.
Comunque dubito assai che sia possibile, in base a un'elaborazione
del materiale psicologico, ottenere indicazioni decisive ai fini
di una differenziazione e classificazione delle pulsioni.
Piuttosto sembra necessario, per gli scopi di una tale
elaborazione, applicare al materiale stesso determinate ipotesi
sulla vita pulsionale, e sarebbe augurabile che tali ipotesi
potessero essere tratte da un altro campo per essere poi
trasferite alla psicologia. Il contributo che la biologia pu dare
in proposito non contraddice certo la distinzione in pulsioni
dell'Io e pulsioni sessuali. La biologia insegna che la sessualit
non va posta sullo stesso piano delle altre funzioni
dell'individuo, poich le sue intenzionalit travalicano
l'individuo singolo e hanno come contenuto la generazione di altri
individui, ovverosia la conservazione della specie. La biologia
mostra inoltre che vi sono due modi paralleli, verosimilmente
entrambi legittimi, di concepire i rapporti tra l'Io e la
sessualit. Secondo il primo punto di vista ci che conta 
l'individuo; la sessualit  vista come una delle attivit
dell'individuo e il soddisfacimento sessuale come uno dei suoi
bisogni. Secondo l'altro punto di vista l'individuo  l'appendice
provvisoria e transeunte del pressoch immortale plasma germinale
che gli  stato affidato dalla generazione. L'ipotesi che la
funzione sessuale si distingua dagli altri processi corporei per
un particolare chimismo  anche, per quanto mi consta, un
presupposto delle ricerche biologiche della scuola di Ehrlich.

Poich lo studio delle pulsioni presenta difficolt quasi
insormontabili dal punto di vista della coscienza, l'indagine
psicoanalitica dei disturbi psichici rimane la fonte principale
delle nostre conoscenze. Corrispondentemente a quello che  stato
il suo sviluppo, la psicoanalisi ci ha per potuto fornire fino ad
ora conoscenze in qualche misura soddisfacenti soltanto per le
pulsioni sessuali; ci  accaduto perch ha potuto osservare nelle
psiconevrosi, in forma per cos dire isolata, precisamente e
soltanto questo gruppo di pulsioni. Con l'estensione dell'indagine
psicoanalitica alle altre affezioni nevrotiche, verr certo
fornito un fondamento anche alla nostra conoscenza delle pulsioni
dell'Io, bench sembri temerario attendersi in questo ulteriore
campo d'indagine condizioni altrettanto propizie all'osservazione.
Per caratterizzare in forma generale le pulsioni sessuali, si pu
enunciare quanto segue: esse sono molteplici, traggono origine da
svariate fonti organiche, si comportano dapprima con reciproca
autonomia e soltanto in seguito pervengono contemporaneamente a
una sintesi pi o meno completa. La meta, cui mira ciascuna di
queste pulsioni,  il conseguimento del "piacere d'organo", e
soltanto dopo che  stata raggiunta la loro sintesi, esse si
pongono al servizio della funzione riproduttiva, diventando con
ci universalmente riconoscibili come pulsioni sessuali. Al loro
primo apparire le pulsioni sessuali si appoggiano alle pulsioni di
autoconservazione (da cui si separano soltanto un po' alla volta)
e, anche nel rinvenimento dell'oggetto, seguono le vie che vengono
loro indicate dalle pulsioni dell'Io. Una loro porzione rimane
associata per tutta la vita alle pulsioni dell'Io e fornisce a
queste ultime componenti libidiche che rimangono facilmente
inavvertite quando la funzione  normale, e che solo il
manifestarsi della malattia rende palesi. Le pulsioni sessuali si
caratterizzano per la loro capacit di assumere funzioni in larga
misura vicarianti le une rispetto alle altre, e per la facilit
con cui mutano i propri oggetti. In base a queste ultime propriet
sono capaci di prestazioni che si allontanano considerevolmente
dalle mete originarie delle loro attivit (sublimazione).
Siamo costretti a limitare l'indagine dei destini in cui possono
incorrere le pulsioni nel corso del loro sviluppo e della vita
umana alle pulsioni sessuali che conosciamo meglio. L'osservazione
ci insegna che una pulsione pu incorrere nei seguenti destini:
La trasformazione nel contrario.
Il volgersi sulla persona stessa del soggetto.
La rimozione.
La sublimazione.
Poich non ho in animo di occuparmi qui della sublimazione, e
poich dedicher alla rimozione una trattazione a parte, non ci
rimane che descrivere e discutere i primi due punti. Considerando
i motivi che ostacolano la diretta estrinsecazione delle pulsioni,
si possono descrivere i destini cui queste vanno incontro anche
come aspetti della difesa contro le pulsioni medesime.
La trasformazione nel contrario si risolve, a ben vedere, in due
processi di diversa natura: il cangiamento dall'attivit alla
passivit, e la inversione di contenuto. I due processi vanno
trattati separatamente poich sono diversi nella loro essenza.
 (S. Freud, Opere, Boringhieri, Torino, 1989, Vol ottavo, pag 13-
22.
